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Giovedì, 27 Aprile 2017 18:15

Affreschi

Giovanni Luca o Luce de Magistro, nato nel terzo decennio della seconda metà del secolo XV, è indiscutibilmente il maggiore di una schiera di pittori nati ad Eboli tra il Quattrocento e Cinquecento.

L’importanza di questi artisti era conosciuta oltre i confini cittadini, e le committenze specialmente per Giovanni Luca arrivavano numerose dalla vicina Lucania.

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Nelle nostre ricerche abbiamo avuto occasione ultimamente di ritrovare ed ammirare un altro suo importante affresco, e questa volta non si trova nella Basilicata, dove si trovano i suoi maggiori lavori, ma in un ridente paese dell’entroterra picentino, ossia Castiglione del Genovesi.

L’affresco era già stato citato dallo storico dell’arte Luigi G. Kalby nel lontano 1986, che così scriveva: “Suoi certamente sono intanto gli affreschi che circa quindici anni or sono avemmo l’occasione di ritrovare in agro di Castiglione del Genovesi in una cappella campestre che nella parete di fondo presenta una Vergine col Bambino tra S. Giuseppe e San Giovanni Battista e nei lati teorie di Santi dipinti nei quali, come allora notavamo, sono presenti chiari elementi pinturicchieschi e perugineschi”  (VII Centenario della fondazione della Chiesa di S. Francesco 1286-1986, pp.72-73).

Da quando abbiamo letto la notizia, abbiamo sempre cercato di capire dove si trovassero gli affreschi segnalati. Lo storico Kalby, purtroppo, almeno in questo scritto, non ne faceva menzione e faceva riferimento nelle note ad un altro suo scritto “Classicismo e maniera nell’officina meridionale”, dove attribuiva gli affreschi ad un ignoto Maestro di Castiglione del Genovesi e pubblicava delle foto di particolari della Vergine col Bambino e S. Giuseppe.

Allora ci siamo affidati alla ricerca sistematica degli antichi casali della zona e possiamo finalmente affermare che abbiamo ritrovato la cappella dove sono conservati i pregiati affreschi e, inoltre, ci siamo resi conto che le foto pubblicate da Kalby sono a specchio.

La cappella si trova nella frazione “Casa Della Calce”, e non è una cappella campestre nell’agro, bensì è inserita in un vetusto complesso abitativo, tanto che nella parete di sinistra è ancora visibile una porta interna, adesso murata, che conduceva alle abitazioni.

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San VitoLa cappella votiva è dedicata a S. Vito ed è sfuggita perfino all’attento Giuseppe Barra nel suo lavoro “Chiese e cappelle dedicate a San Vito nel Salernitano”.

Probabilmente le opere furono commissionate ai primi del Cinquecento da Ettore Della Calce, che fu un valoroso condottiero sotto Filippo I e capostipite dei Della Calce di Castiglione o da qualche suo familiare (notizia ancora da avvalorare con documenti).

Dopo una lettura iconografica della descrizione data da Kalby (le foto le abbiamo consultate in un secondo momento, grazie alla disponibilità di Nadia Parlante) e un raffronto dello stile pittorico ed anche il resto di una firma “..uce”, possiamo asserire che gli affreschi in cui ci siamo imbattuti sono gli stessi segnalati dallo storico ed appartengono effettivamente al maestro ebolitano.

Nella parete di fondo, del piccolo ambiente voltato a botte, è presente la Vergine seduta sulle nuvole con il Bambino sorretto con il braccio destro mentre la mano sinistra gli sostiene il piedino sinistro in un rispettoso gesto d’affetto. Il Bambino è stato raffigurato con la mano destra benedicente, nell’altra ci sembra di intravedere il globo crucifero, a significare che Gesù è il Salvatore del mondo. Alla destra della Vergine c’è S. Giovanni Battista, e non S. Giuseppe come è stato pubblicato da Kalby, che con l’indice della mano destra indica il Bambino, e alla sua sinistra S. Giuseppe con un bastone nella mano destra. Nelle due pareti laterali altri cinque santi fanno da corona alla Vergine, che devozionalmente è chiamata dagli abitanti del posto Madonna delle Grazie. La cappella è affrescata anche nella volta, dove s’intravede parte di un volto di donna ed un puttino. Rilevanti elementi decorativi, com’è nel modo di dipingere di G. Luca, sono ben visibili in tutto l’ambiente ed anche in ottimo stato di conservazione.

Sulla parete di destra il primo santo raffigurato è S. Vito, da cui prende il nome la cappella, con la palma del martirio nella mano destra e la clamide rossa chiusa sul davanti con una spilla. Segue S. Lucia, con la palma del martirio nella mano sinistra e una coppa nella destra, dove certamente c’erano dipinti gli occhi (ora non più visibili) che secondo l’agiografia popolare le furono strappati; il corpo della santa ha una leggera torsione e lo sguardo melanconico rivolto verso il basso è molto simile a quello di S. Vito. Infine S. Emidio, nelle consuete vesti di Vescovo, protettore contro i terremoti, con la mitra sulla testa nella sua classica forma schiacciata e bicuspide, ed il pastorale nella mano destra. Questa serie di santi è in discreto stato di conservazione; s’intravedono cadute di colore dai panneggi, specialmente in quello di S. Lucia.

Sulla parete di sinistra v’è raffigurato S. Antonio Abate con un maialino e un bastone di viandante con campanellino, retto dalla mano sinistra. Il santo dipinto con una lunga barba nell’espressione ed impostazione del volto è molto simile a S. Giuseppe; parte dell’intonaco di questa figura s’è staccato. Al suo fianco s’intravedono le gambe e parte del vestito di S. Michele Arcangelo. Questo dipinto, purtroppo, non è completo, ...

La cappella di S. Vito di proprietà della famiglia Bottiglieri che si trova ai bordi dell’antica Via Della Calce versa in pietosissime condizioni e i dipinti hanno bisogno di urgenti lavori di restauro. Segnaliamo alla Soprintendenza l’affresco finchè possa intervenire con tempestività per il suo recupero e al sindaco di Castiglione del Genovesi la cappella che ha bisogno di un pavimento per eliminare le infiltrazioni d’acqua e di un cancello per proteggere da probabili mani di vandali i preziosissimi dipinti.

Fonte: http://www.agendaonline.it/salerno/comuni/castiglione_dei_genovesi.htm

 

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